Viaggio in California: da Los Angeles a San Diego
Come spostarsi una volta atterrati in California? Il modo migliore per spostarsi negli Stati Uniti è con l’auto. Per il vostro viaggio in California, valutate, quindi, di noleggiare un’auto e trascorrere parte del tempo guidando. Noi siamo atterrati a Los Angeles e partendo da questa città trafficatissima, in questo post percorreremo più di 120 miglia, cioè circa 200 km (qui ahimé non usano il sistema metrico decimale!) lungo la costa della California per dirigerci da Los Angeles a San Diego.
Il noleggio auto è molto diffuso negli USA ed è consigliato per chi vuole visitare qualsiasi parte degli States, perché il trasporto pubblico non è molto efficiente, mentre la rete autostradale è diffusa capillarmente. Anche per spostarsi da un quartiere all’altro della stessa città o da un punto all’altro dello stesso quartiere, l’auto è il mezzo di trasporto preferito dagli Americani: gli spazi sono grandi e le distanze lunghe.
Anche per spostarsi da un quartiere all’altro della stessa città o da un punto all’altro dello stesso quartiere, l’auto è il mezzo di trasporto preferito dagli americani: gli spazi sono grandi e le distanze lunghe… il trasporto pubblico non è molto efficiente, mentre la rete autostradale è diffusa capillarmente
Finita la nostra colazione, siamo pronti per partire! Per guidare un’auto a noleggio in California è sufficiente la patente di guida emessa nel proprio Stato, inoltre in California non è riconosciuta la patente internazionale, quindi evitate la coda e la burocrazia in Motorizzazione; ricordatevi, però, di viaggiare sempre con il vostro passaporto.
Una cosa importante di cui dovrete tenere conto è, invece, l’assicurazione. Negli USA sono necessari 2 tipi di assicurazione per poter guidare un’auto: una è la collision damage e l’altra è la liability. Mentre negli altri Stati le compagnie di noleggio forniscono di default una minima copertura assicurativa per entrambe le responsabilità (già compresa nel prezzo), in California, non viene compresa nel prezzo la copertura per la liability, che deve essere sottoscritta a parte (perché gli Americani potrebbero averne una privata). Alcune compagnie la forniscono di default agli stranieri, ma non tutte, quindi fate attenzione, perché non è obbligo della compagnia di noleggio fornirvi le assicurazioni, però è responsabilità vostra viaggiare con tutte le coperture assicurative.

Andiamo a ritirare l’auto in aeroporto che sono quasi le 10,00: ormai il sole è alto, fa caldo e in maniche corte (siamo a metà febbraio e questo ci piace moltissimo!) si parte, finalmente, per un percorso lungo la costa che ci porterà a San Diego. Un po’ di tempo nel traffico di Los Angeles, e poi via sulla freeway I-405 S (Interstate 405 South) fino approssimativamente all’altezza di Laguna Beach e poi cambiamo e prendiamo la I-5 S che è la strada costiera dalla quale iniziamo a intravedere l’Oceano.
Sono quasi le 10,00 ormai il sole è alto, fa caldo e in maniche corte (siamo a metà febbraio e questo ci piace moltissimo!) si parte… prendiamo la I-5 S che è la strada costiera dalla quale iniziamo a intravedere l’Oceano
Nonostante il grande numero di auto, noto subito che guidare negli Stati Uniti è molto diverso rispetto a guidare in Italia. Qui c’è tanto spazio e la guida è più rilassata, rispettosa delle regole e degli altri, automobilisti e non. Adesso capisco una delle cose che non ero mai riuscita a capire degli USA: perché qui la patente di guida si può ottenere a 16 anni. Non c’è il rischio che c’è sulle nostre strade, ci si rispetta e la guida è molto lenta. Per una Torinese abituata al traffico esasperato, frenetico, prepotente e poco rispettoso della mia città, questa è una cosa che mi fa sentire bene, mi dà una sensazione di benessere e di rilassatezza: Italia 0 – USA 1.

Resto immediatamente colpita dall’autostrada a 6 – dico sei – corsie per senso di marcia, tutte occupate, certo, ma qui non ci sono sorpassi azzardati, non ci sono auto che lampeggiano a quella davanti perché si sposti, o che gli vanno a 10 cm di distanza per “spingerla” anche se sta già andando al limite di velocità consentito, non ci sono clacson, non ci sono precedenze non date; qui le persone nelle auto non sono arrabbiate o impazienti, non alzano dita, non urlano improperi….semmai, hanno bicchieroni di Starbucks in mano (col cambio automatico si può, e qui hanno tutti il cambio automatico!) o si stanno uccidendo di cibo spazzatura (sì, non è un cliché, lo fanno davvero, ne ho visti parecchi!!!), ma la guida è comunque calma e armoniosa.
Inoltre, per favorire il carpooling (usare l’auto in più persone) in California, la corsia più a sinistra è riservata alle auto con 2 o più persone a bordo, che così negli orari di punta, hanno una corsia preferenziale e possono evitarsi le code. Io lo trovo molto intelligente, ma certo, implica sempre che ci sia un ferreo rispetto delle regole da parte di tutti (ogni riferimento all’utilizzo della corsia d’emergenza in Italia è assolutamente voluto).
Semmai, hanno bicchieroni di Starbucks in mano (col cambio automatico si può) o si stanno uccidendo di cibo spazzatura (sì, non è un cliché, lo fanno davvero, ne ho visti parecchi!!!)
Sebbene la guida sia vissuta come condivisione della strada e delle regole con altri esseri umani, e non con soggetti da eliminare per passare per primi al livello successivo del videogioco (cfr. la guida in Italia), guidare sulla freeway mi terrorizzava. Il primo impatto, infatti, per chi è abituato alle autostrade italiane è confusionario.
Nell’autostrada Italiana, una volta entrati, se non si è esperti, ci si può piazzare in prima corsia e proseguire sulla stessa corsia fino a che non si legge l’indicazione del proprio svincolo o la propria uscita, che saranno a destra, quindi, a portata di mano in ogni momento. Insomma, facile: sto in autostrada finché non decido io volontariamente, con una scelta ben precisa di uscire o svincolare per altra autostrada.

Qui negli USA non è così. L’autostrada qui si divide continuamente: la corsia di destra è essa stessa uno svincolo o un’uscita, e di volta in volta si “stacca” dal resto dell’autostrada. Gli svincoli tra autostrade possono essere a destra o a sinistra e spesso ce ne sono 2 o 3 insieme, di conseguenza, se si vuole continuare sull’autostrada, a destra non si può stare, ma nemmeno in centro, perché prima o poi quella corsia in centro sarà diventata quella di destra o sarà uno svincolo per un’altra autostrada e si staccherà. Insomma, sulla freeway bisogna sempre stare attenti ed è necessario cambiare corsia spesso per poter proseguire dritto….
Sebbene la guida sia vissuta come condivisione della strada e delle regole con altri esseri umani, e non con soggetti da eliminare per passare per primi al livello successivo del videogioco (cfr. la guida in Italia), guidare sulla freeway mi terrorizzava
Ancora adesso che non ho più il terrore di trovarmi fuori dall’autostrada senza volerlo, o di imboccare per sbaglio un’altra autostrada, perché ho capito come funziona il sistema autostradale statunitense, lo trovo molto confusionario e poco pratico. Italia 1 – USA 1.
Dopo 1 ora e mezza di auto, ci serve una pausa, e notiamo che è quasi ora di pranzo….così usciamo ad Oceanside, una bellissima cittadina sull’Oceano: la giornata è calda, anche se qui sulla costa il cielo è un po’ coperto, il ritmo è molto rallentato rispetto a Los Angeles, l’atmosfera è quella rilassata delle località turistiche, non c’è traffico, la vista della spiaggia è meravigliosa….non resistiamo! Cerchiamo un parcheggio e andiamo a toccare l’acqua dell’Oceano!
Troviamo un parcheggio di fronte alla Buccaneer Beach, che sicuramente non è la più bella e rappresentativa spiaggia di Oceanside, ma noi arriviamo dai 5 gradi di Torino e per essere un “fuori programma” ci va benissimo! Essendo bassa stagione, ovviamente, c’è pochissima gente: un paio di mamme/papà con bimbi piccoli e una coppia di anziani.

L’acqua è freeeeeeeddaaaaaaa, riesco a tenere i piedi dentro per pochi secondi, ma vedo il nostro bimbo entusiasta ed eccitato dalle onde che vanno e vengono in continuazione, ed iniziamo il gioco “piedi dentro/piedi fuori/scappa dall’onda”. Intanto alzo lo sguardo e vedo un surfer, tutto coperto dalla muta, e mi vengono i brividi al pensiero di immergermi in quell’acqua gelida e stare lì fermo, o quasi, ad aspettare che arrivi l’onda giusta…certo, siamo in California, nei nostri sogni pre-partenza ci siamo ritrovati a praticare il surf, almeno a provarci, ma in quei sogni il surf si praticava d’estate col caldo torrido, non con questo freddo…così, diventa uno sport estremo!
L’acqua è freeeeeeeddaaaaaaa, riesco a tenere i piedi dentro per pochi secondi, ma vedo il nostro bimbo entusiasta ed eccitato dalle onde…siamo in California, nei nostri sogni pre-partenza ci siamo ritrovati a praticare il surf, almeno a provarci
Assorta in questo pensiero sento il mio bimbo urlare e piangere disperato, mi giro e lo vedo per terra, faccia in giù, completamente bagnato: non è stato abbastanza veloce a scappare dall’onda ed è caduto, bagnato dalla testa ai piedi nell’acqua gelida!!! La scena è stracomica e io e mio marito non riusciamo a non ridere mentre gli spieghiamo che non è successo niente….così il nostro fuoriprogramma finisce qui: corriamo ad asciugarlo e cambiarlo e poi, dovremo cercare un posto dove pranzare.
Guidiamo un po’ alla ricerca di un posto dove si possa mangiare con un bimbo, visto che è da quando siamo partiti dall’Italia che si mangia poco, male e fuori orario, ma purtroppo siamo negli USA, la patria del junk food, quindi sappiamo che dovremo molto accontentarci. Troviamo, poco lontano, il Beach Break Café un locale molto trendy, bello sia fuori, sia dentro; il tipico diner americano, con i tavoli con i divani al posto delle sedie, ma molto più cool di quelli dove ero stata nel mio viaggio nella East Coast.

Il locale è pieno, però riusciamo a trovare un tavolo e ci portano subito i menù, matite colorate e fogli da colorare per il nostro bimbo e tre bicchieroni di acqua e ghiaccio (tanto ghiaccio). Qui negli USA è la norma: in qualsiasi posto si vada per mangiare, l’acqua naturale è offerta e i camerieri si preoccupano di farvi avere il bicchiere sempre pieno, senza che dobbiate chiedere nulla. In ogni bicchiere c’è sempre il ghiaccio (tanto ghiaccio) e se non lo volete, dovete chiedere che ve lo tolgano, sperando che in sostituzione non ci mettano uno sputo!
….eh vabbè io rischio sempre! La cameriera mi risponde qualcosa con una cantilena strana, alla velocità della luce e con un sorriso-a-tutti-denti alla fine…mannaggia, io non ho problemi con l’inglese, ma stavolta non capisco, chiedo di ripetere: stesso suono, stessa velocità, stesso sorriso: stesso risultato, non ho capito niente. Gioco la carta aiuto da casa e mio marito mi risolve il problema, la cameriera se ne va con un’aria di superiorità.
Il menù ha tante proposte tra sandwiches, burgers, piatti grigliati e insalatone, tutti piatti con proposte cool, che inseriscono un po’ di cucina messicana e qualcosa di asiatico ma soprattutto che mescolano tantissimi, troppi ingredienti ed elementi diversi nello stesso piatto, carni, verdure, sapori piccanti, spezie, salse, tutto insieme. Per il nostro bimbo la scelta è ancora più difficile, perché la proposta è solo una: chicken strips and chips (strisce di pollo impanate e fritte e patatine fritte) e mio figlio, abituato a mangiare cibo sano, e tutte le verdure, non mangia né l’una, né l’altra cosa.
La cameriera mi risponde qualcosa con una cantilena strana, alla velocità della luce e con un sorriso-a-tutti-denti alla fine…mannaggia, io non ho problemi con l’inglese, ma stavolta non capisco, chiedo di ripetere: stesso suono, stessa velocità, stesso sorriso: stesso risultato, non ho capito niente… la cameriera se ne va con un’aria di superiorità
Alla fine decidiamo di prendere un piatto di roast beef, un fish tacos e un burger, tutti con verdure, in modo da avere diverse scelte; arriva la cameriera, ordino e la cameriera torna all’attacco con una cantilena strana, alla velocità della luce e con un sorriso-a-tutti-denti alla fine. Non capisco, e la frustrazione mi fa tornare in mente il mio viaggio nella East Coast: l’avevo dimenticato, ma anche là capivo tutto e tutti, tranne le cameriere che parlavano con una cantilena, alla velocità della luce e terminavano con un supersorrisone e quando ripetevano, ripetevano assolutamente identico. Niente da fare. Io-ho-un-problema-con-le cameriere.

Come è possibile che tutte le cameriere parlino allo stesso modo e che io non riesca a capire neanche l’argomento generale? Forse fanno un corso di customer care in cui imparano una dizione (male-dizione, direi) particolare che compiace e lusinga il cliente, perché qui è tutto customer focused, e io da straniera, abituata a quello che dicono i nostri camerieri che sono gentili -ma non troppo-, non capisco questo modo di parlare.
Comunque arrivano i piatti, enormi, della dimensione dei nostri piatti da pizza, e pieni. C’è carne con formaggio fuso, salse, verdure, pane, insalata, ovviamente patatine fritte, tutto mescolato. Il roast beef che pensavo di dare a mio figlio, non è come quello che mangiamo noi, è carne simile ad un burger piccante con formaggio fuso sopra. Il piatto è pieno, ma tante cose sono, per noi, immangiabili…. E anche stavolta si mangia poco e male e, ovviamente, niente caffè espresso alla fine del pasto. Ci alziamo delusi e riprendiamo l’auto in direzione San Diego.
In auto rifletto: mentre guardavo questi piatti e cercavo di trovarci qualcosa da mangiare dentro, ho riconsiderato la frase “meglio poco ma buono”: ora capisco, forse è stata inventata da un vecchio saggio italiano che si trovava a mangiare in un diner statunitense!